L'Ufficio della Ricostruzione e la ricerca delle fonti
Sulle pagine della rivista «Notizie degli Archivi di Stato» (VIII, 1948, pp. 36-38), Filangieri pubblicò il suo Programma di ricostruzione dell’Archivio della Cancelleria Angioina. Esso partiva da un dato storico certo: da quando nel XVI secolo queste carte furono per la prima volta riordinate, gli archiviari ed eruditi napoletani cominciarono a compilarne repertori e ad estrarne notamenti, che nel corso dei secoli andarono aumentando sempre più. Nell’Ottocento, in un periodo di grande fervore di studio sulle fonti, l’utilizzo delle carte della Cancelleria Angioina si andò intensificando, oltre che specializzando, e furono largamente riprodotte in codici diplomatici, trattati di storia e monografie. Sulla base dei registri della Sala di studio dell’Archivio di Stato di Napoli, Filangieri calcolò che nei primi quarant’anni del XX secolo ben trecentocinquanta studiosi avevano lavorato su questo materiale: una cifra enorme, se pensiamo al limitato numero di domande di studio di quegli anni. Attraverso una fitta corrispondenza inviata dal suo ufficio, Filangieri cominciò da subito a chiedere ad amici, studiosi, professori, direttori e diplomatici di tutta Italia ed Europa di contribuire alla ricostruzione inviando i loro materiali di studio, editi o inediti, ma anche fotografie e microfilm.
La Sezione politico-diplomatica dell’Archivio, che era diretta dal 1943 da Jole Mazzoleni, era stata la più duramente colpita poiché privata di tutto il suo diplomatico, e fu perciò trasformata da Filangieri in un Ufficio di Ricostruzione. La ricerca di fonti manoscritte e bibliografiche che riportassero trascrizioni intere, transunti o anche solo semplici notizie estratte dai documenti dell’Archivio della Regia Zecca fu coordinata e realizzata da Mazzoleni insieme con i suoi più diretti collaboratori, funzionari di quella Sezione. Questo primo gruppo di studiosi attese fin dal 1944, e con ininterrotta continuità di metodo fino a oggi, al lavoro su una grande quantità e varietà di fonti disponibili: i repertori conservati nell’Archivio di Stato di Napoli degli antichi archivari (Pietro Vincenti, Sigismondo Sicola e Michelangelo Chiarito); i Notamenta compilati da eruditi e genealogisti (Carlo de Lellis, Giambattista Bolvito, Cesare Pagano, Carlo Borrelli, Onofrio Sicola, Cesare d’Afflitto, Antonio d’Afeltro, Colaniello Pacca e altri) sparsi negli archivi e nelle biblioteche pubbliche e private napoletane (Biblioteca Nazionale, Società Napoletana di Storia Patria, Biblioteca Brancacciana, Biblioteca Cuomo, Museo di San Martino) e di tutta Europa; le pergamene originali spedite dall’antica cancelleria e conservate negli archivi (comunali, vescovili, privati) dei destinatari di provvedimenti regi, tra cui anche gli altri Archivi di Stato italiani, l’Archivio Vaticano, e quelli delle città estere (Francia, Germania, Spagna, Ungheria, e così via); le trascrizioni degli archivisti napoletani usate per produrre copie legali che potevano essere tratte direttamente dai registri perduti oppure da altre serie dell’Archivio di Stato di Napoli, e in particolare i processi superstiti della Regia Camera della Sommaria, del Sacro Regio Consiglio, della Gran Corte della Vicaria, del Cappellano Maggiore e del Regio Patronato, ma anche le platee e i cartolari dei Monasteri Soppressi; gli svariati codici diplomatici editi da diversi studiosi (Lunig, Minieri-Riccio, Del Giudice, Egidi, Faraglia, Santeramo, Carucci, Terlizzi, De Boüard, Barone, De Crescenzo) e provenienti da diversi contesti geografici (Codice diplomatico Barese, Codex diplomaticus Hungaricus Andegavensis, Acta et diplomata Albaniæ); i periodici storici (come l’Archivio Storico per le Provincie Napoletane) e le monografie storiche del basso Medioevo (Ughelli, Hopf, Caggese, Léonard, Epifanio, Cutolo).
Ultimo aggiornamento: 04/08/2026
