L'istituto
Il regio decreto del 22 dicembre 1808 di Gioacchino Murat previde la creazione a Napoli di un Archivio Generale del Regno, dove sarebbero state riunite in un medesimo luogo gli antichi documenti delle istituzioni esistenti fino all’arrivo dei Francesi, avvenuto due anni prima. All’inizio si decise di raccogliervi gli archivi della Regia Camera della Sommaria (compresi i catasti onciari, relativi a tutti i comuni del regno), delle Cancellerie delle antiche dinastie, delle Segreterie di Stato di epoca vicereale, degli organi consultivi dello Stato (Consiglio Collaterale, Real Camera di Santa Chiara), del Cappellano Maggiore e delle magistrature giudicanti (Sacro Regio Consiglio, Gran Corte della Vicaria) e di numerosi uffici statali.
Dopo la restaurazione borbonica, la legge organica degli archivi del 12 novembre 1818 cambiò il nome in Grande Archivio del Regno e stabilì il principio che dovessero esservi versate anche le carte più antiche delle amministrazioni vigenti, anche se gli atti dei ministeri non potevano essere consultati né copiati senza autorizzazione del ministro titolare.
Fino all’Unità d’Italia, i direttori dell’Archivio di Stato di Napoli furono: Michele de Dominicis (1808-1820), Giuseppe Ceva Grimaldi (1820-1826), Antonio Spinelli (1826-1847), Angelo Granito di Belmonte (1848-1860).
Dopo il 1860 l’Archivio acquisì gli atti dei ministeri borbonici e di altri organismi centrali, come la Consulta di Stato e la Gran Corte dei Conti, ma non riuscì ad avere il cospicuo archivio del Municipio di Napoli, che più tardi venne in parte distrutto. Va segnalata inoltre la raccolta delle leggi e decreti originali dello Stato (1806-1861), appartenenti al Ministero della Presidenza del Consiglio, e i protocolli delle decisioni prese dal re nel Consiglio di Stato (1822-1861). Negli anni successivi sono poi pervenuti i versamenti degli uffici statali della provincia di Napoli, quali la Prefettura, la Questura, l’Ufficio distrettuale delle imposte dirette con gli atti relativi al cosiddetto Catasto provvisorio di Napoli che, stabilito da Murat nel 1809, è rimasto in vigore fino al 1914.
Primo direttore dopo l’Unità fu l’economista e giornalista Francesco Trinchera, autore, con Michele Baffi della Relazione degli archivi napoletani (1872), prima guida sistematica dell’Archivio. Gli succedettero Camillo Minieri Riccio (1874-1882), Bartolommeo Capasso (1882-1900) ed Eugenio Casanova (1907-1915), autore di un famoso manuale di archivistica.
La direzione di Riccardo Filangieri di Candida (1934-1956), durante la quale fu avviata l’acquisizione degli archivi privati, coincise purtroppo con un periodo di gravi perdite documentarie, dovuto alla seconda guerra mondiale: andarono distrutti nel 1943, fra gli altri, i 378 volumi in pergamena che costituivano la Cancelleria angioina.
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Ultimo aggiornamento: 23/04/2026
