La distruzione finale

Fin dal 1935, il conte Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga, direttore dell’Archivio di Stato di Napoli (1934) e soprintendente archivistico per l’Italia meridionale (1939), aveva predisposto un piano di protezione delle scritture dalle offese di una temuta e ormai vicina guerra aerea. Il soprintendente individuò inizialmente come luogo di ricovero il Cisternone, un locale sotterraneo posto al di sotto dell’ex Teatro di San Severino, che andava però sgombrato e attrezzato ma il piano non fu mai finanziato e realizzato. Pensò, perciò, di usare i Pozzi del piano terraneo dell’Archivio di Stato di Napoli, dove nel 1940 vi trasferì le scritture più preziose, ma nel novembre del 1942, preoccupato per i pesanti bombardamenti di Milano, Torino e Genova, prese in considerazione l’ipotesi di trasferire le serie documentarie più importanti in un sito distante da Napoli: il 25 novembre del 1942 furono presi i primi accordi per affittare Villa Montesano a San Paolo Belsito presso Nola, dove il 7 dicembre di quell’anno i registri della Cancelleria Angioina furono trasportati in 866 casse di legno. 

E fu proprio in quel luogo che questa importantissima raccolta di documenti, fonte unica e preziosa per la storia medievale del Regno, assieme a buona parte di tutto ciò che rimaneva dei volumi della Cancelleria Aragonese che era già lacunosa, andò completamente distrutta il 30 settembre del 1943 alle ore 9:30, quando una squadra di guastatori dell’esercito tedesco in ritirata appiccò il fuoco al deposito antiaereo di Villa Montesano, nonostante il giorno prima fosse stato ispezionato da un ufficiale tedesco al quale fu illustrata la natura culturale del deposito. Alla fine della guerra, di questa immane distruzione, che comprendeva oltre alla Cancelleria Angioina moltissime altre serie di carte antiche dell’Archivio di Stato di Napoli, Filangieri ne stilò un dettagliato quanto sconsolante rapporto pubblicato a Roma nel 1946: tra Registri, Fascicoli, Arche e Repertori, furono distrutti ben 532 volumi. Ma questo fu anche l’inizio di qualcosa di nuovo che si affacciò nella mente di Filangieri, un progetto ardito e innovativo di cui era fin dall’inizio consapevole che sarebbero occorsi una vasta collaborazione e moltissimo tempo, come egli stesso scrisse in una lettera del 16 giugno 1946 indirizzata a Wolfgang Hagemann, membro dell’Istituto Storico Germanico di Roma:

“Come vede, è una storia terribilmente dolorosa, che lascio giudicare alla sua onestà di studioso e di gentiluomo. Solo conforto è ora per noi quello di ricercare tutto ciò che è possibile ricuperare attraverso le copie o gli appunti, editi o inediti che siano, degli studiosi. E a tal lavoro mi sono dedicato appeno dopo il disastro, e il lavoro, che sarà lunghissimo, procede con alacrità”.



Ultimo aggiornamento: 04/08/2026